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Le comunità energetiche

Cosa sono, come si formano e quali vantaggi offrono alla società

Negli ultimi tempi si parla molto di risparmio energetico,

visti anche i preoccupanti aumenti di gas, luce e carburanti che hanno interessato tutti, privati e aziende, in ogni momento della vita quotidiana. Su questa scia, si parla anche in modo sempre più concreto di comunità energetiche e di come esse possano aiutarci a vincere la sfida contro la scarsità delle fonti di energia tradizionale che affligge il nostro Paese.

In Italia, le comunità energetiche sono gruppi di cittadini e imprese che lavorano insieme per produrre, distribuire e utilizzare energia da fonti rinnovabili in modo condiviso. Queste comunità possono essere formate da abitazioni private, edifici commerciali o industriali, e possono utilizzare fonti di energia rinnovabili come l’energia solare, eolica, idroelettrica e geotermica. Le comunità energetiche possono anche includere sistemi di stoccaggio dell’energia e di gestione della domanda, al fine di ottimizzare l’utilizzo dell’energia prodotta. In Italia esistono diverse iniziative per promuovere le comunità energetiche, tra cui bandi e incentivi statali.

Riepilogo dei contenuti di questa pagina

Fondazione

Funzionamento

Costi

Vantaggi e svantaggi

Obblighi fiscali e legali

Storia e geografia

Fondazione

Come si formano le comunità energetiche?

Le comunità energetiche possono essere formate in vari modi. Un modo comune è un gruppo di cittadini o imprese che decidono di investire insieme in un impianto di produzione di energia rinnovabile, come un parco eolico o un impianto solare. In questo caso, i membri della comunità possono essere proprietari dell’impianto e condividere i benefici economici della produzione di energia.

Altri modi possono essere attraverso un’iniziativa comunale o regionale, dove un ente pubblico promuove lo sviluppo di una comunità energetica, o con iniziativa privata, dove un’azienda o un’organizzazione promuove lo sviluppo di una comunità energetica.

In generale, per formare una comunità energetica è necessario un gruppo di persone interessate, un’idea di progetto, un’analisi di fattibilità, un piano finanziario e una buona comunicazione e cooperazione tra i membri del gruppo per la realizzazione del progetto.

In Italia esistono diverse iniziative per promuovere le comunità energetiche, tra cui bandi e incentivi statali, e molte associazioni e organizzazioni che possono fornire supporto nella formazione e nella gestione delle comunità energetiche.

Qual è la dimensione minima di una comunità energetica?

Dipende dal tipo di progetto e dalle esigenze dei membri della comunità. Le comunità energetiche possono essere formate da un gruppo di abitazioni, edifici commerciali o industriali, o anche da un solo edificio.

Alcune comunità energetiche possono essere formate da pochi membri, come un gruppo di abitazioni in uno stesso quartiere, mentre altre possono comprendere molti membri, come un gruppo di edifici commerciali o industriali in un’area specifica.

Si può creare una comunità energetica anche di piccola dimensione, l’importante è che ci sia un gruppo di persone interessate, un’idea di progetto, un’analisi di fattibilità e un piano finanziario, e una buona sintonia tra i membri del gruppo.

I proprietari degli appartamenti di un unico condominio possono creare una comunità energetica?

Sì, i proprietari degli appartamenti di un condominio possono creare una loro comunità energetica. In questo caso, la comunità è composta dai proprietari degli appartamenti del condominio e può essere gestita attraverso un’associazione di proprietari o una cooperativa.

Una comunità energetica condominiale può produrre energia rinnovabile attraverso impianti installati all’interno o all’esterno del condominio, come pannelli solari, turbine eoliche o impianti di cogenerazione, e distribuire l’energia prodotta ai membri della comunità.

E’ possibile che ci siano vincoli legali e amministrativi per l’installazione di impianti di produzione di energia all’interno o all’esterno dei condominio, perciò è importante verificare leggi e normative locali, e ottenere tutte le autorizzazioni necessarie.

La creazione di una comunità energetica condominiale può aumentare la sostenibilità energetica del condominio, ridurre i costi per l’energia e promuovere la partecipazione e la consapevolezza dei cittadini sull’energia.

Esistono limiti territoriali alla creazione di una comunità energetica?

Non ci sono limiti sul territorio, poiché le comunità energetiche possono essere formate in qualsiasi luogo in cui sia possibile produrre energia rinnovabile e dove esistano persone interessate a formare una comunità energetica.

Possono esserci limitazioni territoriali dovute a fattori ambientali, come la disponibilità di risorse rinnovabili specifiche: irraggiamento solare, velocità del vento, presenza di aree protette o vincoli ambientali.

Oppure, le limitazioni possono essere dovute a fattori legali e amministrativi, come la necessità di ottenere permessi e autorizzazioni per l’utilizzo delle risorse rinnovabili, per l’utilizzo dei terreni e per l’utilizzo delle reti di distribuzione dell’energia.

E’ fondamentale verificare le leggi e le norme locali per determinare se e quali limitazioni sussistano, e per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie alla realizzazione del progetto.

Quanto tempo occorre in genere per la creazione di una comunità energetica?

Il tempo necessario per la creazione di una comunità energetica dipende dalle dimensioni e dalla complessità del progetto, dalle leggi e dalle norme locali e dalla disponibilità di finanziamenti e incentivi.

La fase di progettazione e pianificazione di una comunità energetica può richiedere diverse settimane o mesi, incluso il tempo per la raccolta dei fondi e la richiesta di permessi e autorizzazioni.

Anche la fase di costruzione degli impianti di produzione di energia rinnovabile può richiedere settimane o mesi, a seconda delle dimensioni e della complessità degli impianti.

Una volta che gli impianti sono stati costruiti e messi in funzione, la comunità energetica può essere operativa.

Il tempo necessario per la creazione di una comunità energetica può variare da diversi mesi a diverse anni, a seconda delle circostanze specifiche del progetto. Un professionista del settore potrà essere di valido aiuto per ottenere una stima più precisa del tempo necessario per la realizzazione del progetto.

Possono esistere comunità energetiche formate da soli utenti privati, senza la partecipazione di aziende o enti pubblici?

Sì, possono esistere. Queste comunità sono generalmente gestite da un’associazione di proprietari o da una cooperativa, e possono essere costituite da un gruppo di cittadini che decidono di investire e produrre energia rinnovabile insieme.

Queste comunità energetiche possono produrre energia rinnovabile tramite impianti installati presso le abitazioni dei membri della comunità, come pannelli solari, turbine eoliche o impianti di cogenerazione, e distribuire l’energia prodotta tra i membri della comunità.

E’ importante sottolineare che queste comunità energetiche possono beneficiare di incentivi e agevolazioni fiscali per la produzione di energia rinnovabile, ma ci possono essere alcune limitazioni per quanto riguarda la vendita dell’energia prodotta a soggetti esterni alla comunità.

Quali sono le infrastrutture minime per aprire una comunità energetica?

Le infrastrutture minime dipendono dal tipo di progetto e dalle esigenze dei membri della comunità.

Per la produzione di energia:

  • Impianti di produzione di energia rinnovabile, come impianti solari, eolici, idroelettrici o geotermici.
  • Sistemi di stoccaggio dell’energia, per immagazzinare l’energia prodotta dall’impianto per utilizzarla al momento opportuno.
  • Sistemi di gestione della domanda, per ottimizzare l’utilizzo dell’energia prodotta.

Per la sua distribuzione e il suo utilizzo:

  • Rete di distribuzione dell’energia, per trasportare l’energia prodotta dall’impianto alla comunità.
  • Contatori di energia, per misurare l’energia utilizzata dai membri della comunità.

Ancora una volta, tutto ciò varia in funzione del progetto e della dimensione della comunità.

Funzionamento

Dopo l’apertura della comunità energetica, i membri possono contare su una fornitura gratuita e illimitata di energia elettrica?

La fornitura di energia elettrica da parte di una comunità energetica dipende dalla configurazione specifica del progetto e dalle esigenze dei membri. Una comunità energetica produce energia elettrica utilizzando fonti rinnovabili e la distribuisce tra i suoi membri, a volte a prezzi più bassi rispetto a quelli del mercato tradizionale.

In certi casi, i membri della comunità energetica possono avere accesso a una fornitura gratuita o a prezzi agevolati dell’energia prodotta dalla comunità stessa. Tuttavia, questo dipende dal modello di business scelto per la comunità energetica e dalla sua capacità di coprire i costi di produzione e distribuzione dell’energia.

In altri casi, la comunità energetica può anche vendere l’energia in eccesso alla rete elettrica, attraverso il meccanismo dello scambio sul posto, per generare entrate che possono essere utilizzate per coprire i costi della comunità.

E’ importante che i membri della comunità energetica si impegnino a coprire i costi di produzione e distribuzione dell’energia, in modo che la comunità possa continuare a funzionare in modo sostenibile.

I membri di una comunità energetica possono fare a meno del classico contratto di fornitura dell’energia elettrica da azienda nazionali quali Enel e simili?

I membri della comunità possono fare a meno di un contratto di fornitura dell’energia elettrica, ma dipende dalle circostanze specifiche della comunità.

Una comunità energetica è un’iniziativa volontaria che mira a produrre e distribuire energia rinnovabile tra i suoi membri, e di solito non sostituisce completamente i contratti di fornitura tradizionali con le aziende energetiche.

Tuttavia, una comunità energetica può aiutare i suoi membri a ridurre i costi per l’energia, fornendo loro energia a prezzi più bassi rispetto a quelli del mercato tradizionale. In alcuni casi, i membri della comunità energetica possono anche decidere di produrre e utilizzare tutta l’energia di cui hanno bisogno, senza dover acquistarne da altre fonti.

Si deve ricordare che le comunità energetiche devono rispettare le leggi e le norme in vigore per quanto riguarda la produzione e la distribuzione di energia elettrica e che possono sussistere determinati requisiti per quanto riguarda la connessione alla rete elettrica.

L’energia elettrica prodotta da una comunità energetica può essere rivenduta a soggetti esterni alla comunità stessa?

Sì, in alcuni casi è possibile. In Italia esiste un meccanismo chiamato “scambio sul posto” che permette alle comunità energetiche di vendere l’energia in eccesso alla rete elettrica, tramite un contatore bidirezionale che consente all’energia prodotta dalla comunità di essere immessa in rete e di essere acquistata da terzi.

Esistono anche opportunità per vendere l’energia prodotta ai privati, sia attraverso contratti di fornitura diretta che attraverso la vendita in Borsa Elettrica.

L’energia prodotta da una comunità energetica può essere venduta solo se soddisfa i requisiti di qualità e quantità richiesti dalle autorità e dai clienti interessati. Inoltre, possono esserci regole e limitazioni specifiche in relazione alla vendita dell’energia prodotta da comunità energetiche, per questo motivo è importante verificare le leggi e le norme locali.

Cos’è esattamente lo “scambio sul posto”?

Lo “scambio sul posto” è un meccanismo che permette alle comunità energetiche, nonché ai singoli cittadini di produrre e immettere energia elettrica rinnovabile in rete, e di ricevere un rimborso per l’energia immessa, in modo da coprire i costi dell’energia prodotta e utilizzata.

In pratica, un contatore bidirezionale (che funziona come un normale contatore ma che consente di misurare anche l’energia immessa in rete) viene installato presso l’unità di produzione e utilizzo, consentendo di monitorare l’energia prodotta e l’energia utilizzata dalla comunità energetica.

L’energia immessa in rete dalla comunità energetica viene rimborsata al prezzo stabilito dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) in base al tipo di fonte utilizzata e alla potenza installata.

LosScambio sul posto permette alle comunità energetiche di sfruttare al meglio la produzione di energia rinnovabile, riducendo i costi per l’energia e aumentando la sostenibilità energetica.

Dopo aver creato una comunità energetica, è possibile espanderla e farvi entrare nuovi soggetti?

Sì, la comunità energetica può essere aperta a nuovi membri, sia per quanto riguarda la produzione che il consumo di energia.

Per quanto riguarda la produzione, è possibile aggiungere nuovi impianti di produzione di energia rinnovabile o aumentare la potenza installata degli impianti esistenti, per soddisfare la domanda dei nuovi membri della comunità energetica.

Per quanto riguarda il consumo, si possono includere nuovi membri nella rete di distribuzione dell’energia, in modo che possano usufruire dell’energia prodotta dalla comunità.

L’espansione della comunità energetica può aumentare la sostenibilità energetica, ridurre i costi per l’energia e promuovere la partecipazione e la consapevolezza dei cittadini sull’energia. Può anche implicare l’acquisizione di nuovi permessi e autorizzazioni, e l’adeguamento alle normative vigenti, per cui si dovranno verificare le leggi e le norme locali e consultare un professionista del settore.

L’energia elettrica prodotta dalla comunità energetica deve essere immagazzinata? E in quale modo?

L’energia prodotta può essere immagazzinata, ma non è obbligatorio. L’immagazzinamento è utile per permettere alla comunità di utilizzare l’energia prodotta quando è necessaria, anche se non c’è produzione di energia in quel momento. Ciò è particolarmente importante per le comunità energetiche che utilizzano fonti di energia rinnovabili intermittenti come solare o eolico.

Ci sono diverse tecnologie di immagazzinamento dell’energia disponibili, ognuna con i propri vantaggi e svantaggi. Le tecnologie più comuni utilizzate per l’immagazzinamento sono:

  • Batterie: sono utilizzate per immagazzinare l’energia prodotta da fonti rinnovabili per utilizzarla successivamente. Ne esistono diverse tipologie, come quelle al piombo-acido, al litio-ioni, al nichel-cadmio e al nichel-ferro.
  • Idrogeno: l’energia elettrica in eccesso può essere usata per produrre idrogeno attraverso l’elettrolisi dell’acqua. L’idrogeno può quindi essere immagazzinato e utilizzato come carburante per veicoli o generatori di energia.
  • Compressori d’aria: l’elettricità in eccesso può essere impiegata per comprimere l’aria che viene immagazzinata in una caverna o un serbatoio sotterraneo. L’aria compressa può essere utilizzata per generare energia elettrica quando è necessaria.
  • Sistemi di accumulo termico: con l’energia in eccesso si può riscaldare un liquido o un gas, che viene immagazzinato e usato per generare calore o energia elettrica.

Logicamente, l’utilizzo di tecnologie di immagazzinamento dell’energia aumenterà i costi della comunità energetica.

Costi

Quali risorse servono per creare una comunità energetica?

Per creare una comunità energetica servono diverse risorse, a seconda del tipo di progetto e delle dimensioni della comunità. Ecco alcune delle risorse necessarie più comuni:

  • Risorse finanziarie, per investire in un impianto di produzione di energia rinnovabile o in altre attrezzature e infrastrutture necessarie per la comunità.
  • Risorse umane, per formare un team di gestione della comunità energetica, per promuovere il progetto e gestire la comunità stessa.
  • Risorse tecniche, per sviluppare un piano per l’utilizzo dell’energia rinnovabile, valutare la fattibilità del progetto, progettare e costruire l’impianto e monitorarlo e mantenerlo in efficienza.
  • Risorse legali e amministrative, per creare una struttura giuridica per la comunità energetica, ottenere i permessi e le autorizzazioni necessarie e gestire gli aspetti amministrativi e finanziari.
  • Risorse di comunicazione e di coinvolgimento della comunità, per promuovere il progetto e coinvolgere la comunità locale e le parti interessate e mantenere una comunicazione efficace con i membri della comunità.

In Italia esistono diverse iniziative per promuovere le comunità energetiche, tra cui bandi e incentivi statali, e molte associazioni e organizzazioni che possono fornire supporto nella formazione e nella gestione delle comunità energetiche.

Quali spese devono affrontare i singoli soggetti nella creazione di una comunità energetica?

Chi decide di partecipare alla creazione di una comunità energetica deve affrontare diverse spese, a seconda del tipo di progetto e delle sue dimensioni:

  • Investimento iniziale, per acquistare o costruire un impianto di produzione di energia rinnovabile o acquistare altre attrezzature e infrastrutture necessarie per la comunità energetica.
  • Costi di gestione, per gestire la comunità energetica, pagare le bollette dell’energia e coprire altri costi operativi.
  • Costi legali e amministrativi, per creare una struttura giuridica per la comunità energetica, ottenere i permessi e le autorizzazioni necessarie e gestire gli aspetti amministrativi e finanziari.
  • Costi di manutenzione e riparazione, per mantenere e riparare l’impianto e le attrezzature.
  • Costi di comunicazione e coinvolgimento della comunità, per promuovere il progetto e coinvolgere la comunità locale e le parti interessate e per mantenere una comunicazione efficace tra i membri.

I membri della comunità energetica possono condividere queste spese tra di loro o possono finanziarsi con fondi pubblici o privati. In Italia esistono diverse iniziative per promuovere le comunità energetiche, tra cui bandi e incentivi statali, che possono aiutare a coprire alcune di queste spese.

Vantaggi e svantaggi

Quali risparmi possono offrire le comunità energetiche?

Le comunità energetiche possono offrire diversi tipi di risparmi ai loro membri.

  • Risparmio economico: i membri della comunità possono condividere i costi di produzione e distribuzione dell’energia rinnovabile e beneficiare di tariffe più basse rispetto a quelle dei fornitori tradizionali. Inoltre, producendo la propria energia, possono risparmiare sui costi dell’energia proveniente dalle fonti non rinnovabili.
  • Risparmio ambientale: le comunità energetiche utilizzano fonti di energia rinnovabile (solare, eolica o idroelettrica) che non producono emissioni dannose per l’ambiente. Ciò significa che le comunità energetiche possono contribuire a ridurre l’impatto ambientale dell’energia.
  • Risparmio in sicurezza: aumento della sicurezza energetica locale, riducendo la dipendenza dalle fonti di energia esterne e aumentando la resilienza del sistema energetico.
  • Risparmio in partecipazione: le comunità offrono ai membri la possibilità di partecipare attivamente alla produzione e alla gestione dell’energia, aumentando la partecipazione e la consapevolezza dei cittadini sull’energia.

Le comunità energetiche possono offrire una maggiore autonomia e sostenibilità a livello energetico, contribuendo a creare un sistema energetico più equo.

Finora abbiamo visto solo i vantaggi delle comunità energetiche, ma possono esserci alcuni svantaggi?

Sì, ci possono essere alcuni svantaggi come ad esempio:

  1. Costi elevati. La creazione può essere costosa, sia per quanto riguarda l’acquisto e l’installazione degli impianti di produzione di energia rinnovabile, sia per la costituzione e gestione della comunità.
  2. Difficoltà di finanziamento. Le comunità energetiche possono avere difficoltà a ottenere i fondi necessari per avviare e mantenere i loro progetti.
  3. Complessità normativa. Si impone il rispetto di leggi e norme in vigore nella produzione e la distribuzione di energia elettrica, il che può rendere complesso il processo di creazione e gestione della comunità.
  4. Difficoltà a coinvolgere tutti i membri della comunità. Può essere complicato arrivare a un coinvolgimento totale dei membri.
  5. Connessione alla rete elettrica. Le comunità energetiche devono essere connesse alla rete elettrica nazionale, il che può comportare costi e complessità, soprattutto se si tratta di una zona isolata o se le infrastrutture non sono adeguate.
  6. Vendita dell’energia. Possono esserci limitazioni sulla vendita dell’energia prodotta a soggetti esterni alla comunità, e questo potrebbe rendere difficile coprire i costi di produzione e distribuzione.

Obblighi fiscali e legali

Quale tipo di tassazione viene applicata su una comunità energetica in Italia?

In Italia, le comunità energetiche possono essere soggette a diverse tasse a seconda della loro struttura giuridica e dei loro profitti.

Le società che gestiscono le comunità energetiche possono essere soggette alle tasse ordinarie per le società, come l’Imposta sul Reddito delle Società (IRES) e l’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA).

Gli impianti di produzione di energia possono essere soggetti a tariffe e tributi come la Tassa sul reddito delle fonti rinnovabili, una tassa sull’energia prodotta da fonti rinnovabili, e la Tassa sull’energia elettrica, una tassa sull’energia consumata.

Inoltre, le comunità energetiche possono essere interessate da altri tipi di tributi come l’Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) per l’utilizzo di immobili per la produzione di energia, e i contributi per l’utilizzo delle reti di distribuzione dell’energia.

Le comunità energetiche possono beneficiare di incentivi fiscali e di altre agevolazioni per promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Le leggi fiscali e le tasse possono cambiare nel tempo, pertanto si consiglia di consultare un esperto del settore o un consulente fiscale per informazioni dettagliate e aggiornate sulle tasse applicabili alle comunità energetiche.

Per fondare una comunità energetica in Italia occorre essere titolari di partita IVA?

No, non è necessario. Esistono diversi modi per strutturare una comunità energetica, e non tutti richiedono la registrazione come impresa con partita IVA.

Una possibile struttura potrebbe essere un’associazione o cooperativa senza scopo di lucro, in cui i membri condividono l’investimento e i benefici della produzione di energia rinnovabile, senza perseguire un fine di lucro. In questo caso, non c’è bisogno di partita IVA.

Un’altra possibile struttura potrebbe essere una società di capitali, in cui i membri investono in un’impresa che ha come scopo la produzione e la distribuzione dell’energia rinnovabile. In questo caso, è ovvio che la società dovrà essere titolare di partita IVA.

La scelta della struttura giuridica dipende dalle esigenze dei membri della comunità e dalle leggi e norme vigenti nel luogo in cui si trova la comunità. Anche inquesto caso è d’obbligo rivolgersi a un professionista per una consulenza specializzata.

La gestione di una comunità energetica composta da privati può essere fatta dagli stessi piccoli proprietari oppure è necessaria la consulenza continua di un professionista?

Sì può essere fatta dagli stessi piccoli proprietari, ma è importante che abbiano le competenze e le conoscenze necessarie per gestire gli impianti e le attività della comunità. Talvolta potrebbe essere necessaria la consulenza di un professionista per supportare i membri della comunità nella gestione di impianti e attività.

Ad esempio, l’aiuto di un ingegnere o di un esperto in energie rinnovabili può essere utile per progettare e installare gli impianti, mentre un esperto in finanza può aiutare a finanziare e pianificare la comunità energetica.

Per le questioni legali e amministrative, potrebbe essere necessaria la consulenza di un avvocato o di un commercialista per garantire che la comunità energetica rispetti le leggi e le norme in vigore.

I membri della comunità energetica dovranno avere una buona comprensione delle questioni tecniche, finanziarie e legali che riguardano la gestione della comunità energetica. In mancanza di tali competenze sarà necessario l’appoggio di figure esterne.

Storia e geografia

Qual è stata la prima comunità energetica in Italia?

Non è possibile dare una risposta precisa, poiché l’idea di comunità energetiche è relativamente nuova.

Le comunità energetiche sono state introdotte con l’obiettivo di promuovere la produzione di energia rinnovabile a livello locale e di incoraggiare la partecipazione dei cittadini alla produzione e alla gestione dell’energia. In Italia sono state promosse dalla legislazione e dalle politiche per la promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, che hanno incentivato la creazione di impianti di produzione di energia rinnovabile e la partecipazione dei cittadini alla produzione e alla gestione dell’energia.

Nel nostro paese si inizia a parlare di comunità energetiche dal 2010, e il loro numero è in costante aumento anno dopo anno.

Esistono regioni in Italia dove le comunità energetiche sono particolarmente sviluppate?

Sì, le regioni del Nord Italia sono quelle in cui le comunità energetiche sono maggiormente diffuse, come ad esempio la Lombardia, dove si registra un alto numero di comunità energetiche, attive sia nella produzione di energia che nell’efficienza energetica.

Alcune regioni del Nord-Est (Veneto ed Emilia Romagna) vantano molte comunità energetiche, grazie alla presenza di una forte cultura imprenditoriale e di una vasta rete di associazioni e cooperative che promuovono l’energia sostenibile.

Anche in regioni del centro-sud come Toscana e Umbria si sono sviluppate molte comunità energetiche, grazie alla presenza di una forte tradizione di sviluppo sostenibile.

Qual è il futuro delle comunità energetiche?

Il futuro delle comunità energetiche dipenderà da molteplici fattori, tra cui la politica energetica, l’innovazione tecnologica e la crescita della domanda di energie rinnovabili.

Si prevede che le comunità energetiche continueranno a crescere in importanza, come mezzo per aumentare la produzione di energia rinnovabile a livello locale, promuovendo la partecipazione dei cittadini e la sostenibilità energetica. Si reputa anche che l’espansione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili (solare, eolica, idroelettrica e geotermica) aumenteranno la necessità di comunità energetiche. Inoltre, l’innovazione tecnologica e l’aumento delle capacità di storage dell’energia permetteranno alle comunità di gestire e utilizzare in modo più efficiente l’energia prodotta.

In un prossimo futuro le comunità energetiche diventeranno sempre più integrate nella rete elettrica nazionale, consentendo una maggiore interconnessione e una maggiore flessibilità nella gestione dell’energia.

Perché si parla poco delle comunità energetiche?

Ci sono diverse ragioni, e una delle ragioni principali è che questo tipo di iniziativa è relativamente nuova e non è ancora molto diffusa nel nostro Paese. Inoltre, le comunità energetiche sono spesso piccole e localizzate in aree specifiche, e ciò le rende meno visibili a livello nazionale rispetto ad altre forme di produzione di energia rinnovabile.

Le comunità energetiche possono essere difficili da finanziare e regolamentare, e potrebbero non essere supportate da un quadro normativo adeguato. Ciò può rendere difficile per le comunità energetiche ottenere la visibilità e l’attenzione che meritano. La popolazione ancora non comprende bene i benefici apportati dalle comunità energetiche e spesso ci sono miti e luoghi comuni riguardo alla loro fattibilità e all’effettivo impatto ambientale.

Infine, la maggior parte dei media e dei media tradizionali si concentra sulle notizie di maggiore interesse per il grande pubblico e le comunità energetiche, essendo ancora una nicchia, spesso non rientrano in questa categoria.

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